Manutenzione straordinaria della casa in affitto: la tutela dell’inquilino

La manutenzione straordinaria della casa in affitto spetta al proprietario, come può tutelarsi l’inquilino se il proprietario non interviene, la sentenza della Cassazione

Con il passare del tempo, una casa ha bisogno di alcuni lavori di manutenzione straordinaria. Se si tratta di un immobile di proprietà in cui si vive, si provvede a proprie spese a porre rimedio ma, se l’appartamento è ceduto in affitto, le cose cambiano.

Frequentissime sono, ad esempio, le infiltrazioni provenienti dal tetto dell’edificio, spesso causa di grosse macchie di umidità sul soffitto, che si trasformano successivamente in veri e propri gocciolamenti d’acqua. Se il proprietario di casa non interviene, scaricando la colpa sull’amministratore e sull’assemblea ma, intanto, in casa si verifica il distacco di intonaco dal soffitto dell’immobile, l’inquilino ha la possibilità di tutelarsi? La risposta arriva dalla Cassazione con una recente sentenza riportata da La legge per tutti.

Esistono due tipi di soluzioni per l’affittuario costretto a subire delle gravi perdite di acqua, umidità e distacchi di intonaco: la prima è una forma di autotutela in via civilistica; la seconda invece è una difesa che implica l’intervento della Procura della Repubblica e, quindi, coinvolge gli aspetti penali.

La Cassazione ha precisato che l’inquilino non può interrompere il pagamento dei canoni di affitto né tanto meno ridurlo se ci sono difetti di manutenzione che il proprietario non provvede a riparare. Tuttavia, se i danni rendono l’immobile completamente inservibile, l’inquilino può lasciare la casa e non versare più nulla. Naturalmente, si parla di vizi molto gravi che rendono impossibile il godimento del bene come, ad esempio, l’impianto elettrico non a norma e a rischio folgorazione, l’assenza di riscaldamento o di acqua calda.

Questo è il caso del distacco dell’intonaco che pregiudica la sicurezza dell’inquilino che può smettere di pagare l’affitto ed, eventualmente, lasciare l’immobile senza bisogno di preavviso.

Anche se la causa originaria non dipende dal proprietario ma dall’edificio, è necessario il suo intervento; in caso contrario, scatta il reato di omissione di lavoro in edifici e costruzioni che minacciano rovina, previsto dal codice penale. Dal semplice illecito amministrativo, si può arrivare al penale se subentrano rischi per le persone. La pena è quella dell’arresto fino a sei mesi o dell’ammenda non inferiore a 309 euro.

In buona sostanza, il proprietario che omette l’esecuzione dei lavori necessari a rimuovere il pericolo dovuto ai ripetuti distacchi di intonaco a causa di infiltrazioni di acqua piovana nei soffitti dei locali interni all’appartamento, è sempre responsabile anche se i danni sono dovuti all’inerzia del condominio che non provvede ai lavori.

La Cassazione ha ricordato che ciascuno è responsabile, civilmente e penalmente, delle cose che ha in custodia e deve fare tutto ciò che è possibile affinché non derivino danni a terzi. Il proprietario dell’appartamento, dunque, sarà sempre il primo a risponderne anche se poi potrà rivalersi nei confronti del condominio che non ha provveduto a deliberare i lavori di ristrutturazione.

Fonte: homerating.it

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