Contestazione sulla ripartizione delle spese condominiali: come si deve agire

Come agire per la contestazione sulla ripartizione delle spese condominiali, i termini da rispettare per evitare le vie legali

La ripartizione delle spese condominiali è sempre argomento di vivaci discussioni tra condomini in sede di assemblea e non solo. E’ davvero difficile riuscire a raggiungere l’unanimità quando un amministratore prospetta delle spese da affrontare che, spesso, sono abbastanza costose.

Succede che, anche se non si è d’accordo, si è costretti a pagare le spese condominiali. Tuttavia, si può procedere alla contestazione della ripartizione delle spese condominiale senza necessariamente ricorrere al tribunale o ad un avvocato. La legge prevede dei termini entro i quali agire contro la decisione dell’assemblea o dell’amministratore.

E’ l’assemblea a decidere in merito a tutte le spese sostenute in favore del condominio, approvandole o meno. Le spese di ordinaria amministrazione, possono essere sostenute dall’amministratore senza una preventiva autorizzazione da parte dei condomini, ma andranno poi confermate con voto a maggioranza.

Al contrario, le spese di straordinaria amministrazione devono essere previamente autorizzate. Il piano di riparto viene predisposto all’esecuzione dei lavori considerando che, spesso, i preventivi approvati dall’assemblea sono disattesi e presentino delle differenze. Solo le spese urgenti e necessarie possono essere sostenute dall’amministratore senza previo nulla osta dell’assemblea, ma alla prima riunione i condomini devono essere avvisati.

Dopo l’approvazione dell’assemblea e la ripartizione delle spese in base ai millesimi, il condomino ha 30 giorni di tempo per contestare la delibera assembleare. Sarebbe innanzitutto opportuno tentare una soluzione bonaria dinanzi ad un organismo con sede nella stessa città in cui si trova il tribunale competente. È molto importante non far scadere il termine di 30 giorni. In caso contrario, il condomino che non ha avviato il procedimento di contestazione della delibera condominiale, non potrà più opporsi alla richiesta di pagamento della propria quota di spese, neanche facendo valere l’opposizione al decreto ingiuntivo. Trascorso il termine, non è più possibile alcuna contestazione se non per intervenuta prescrizione, che avviene dopo cinque anni dall’ultimo sollecito di pagamento. Erroneamente si pensa che ci si possa opporre al decreto ingiuntivo senza aver mai contestato la delibera.

Può accadere che l’assemblea abbia solo votato sulla spesa e non approvato il piano di riparto che invece è stato eseguito dall’amministratore. Se l’assemblea non aveva potere per votare la spesa, la contestazione avverrà con implicazione della delibera condominiale, senza bisogno di rispettare il termine di 30 giorni. Per contestare il piano di riparto dell’amministratore, è necessario chiedere urgentemente la convocazione di un’assemblea durante la quale si provvederà ad esporre i fatti. Dopo la valutazione, l’assemblea potrà decidere se annullare o modificare la ripartizione.

Il passo successivo, qualora la decisione dell’assemblea non fosse a favore, ci si potrà rivolgere all’autorità giudiziaria per impugnare la delibera. Se l’atto compiuto dall’amministratore viola norme di legge o del regolamento condominiale, uno o più condomini, in alternativa all’impugnazione in sede assembleare, possono direttamente rivolgersi all’autorità giudiziaria per far annullare il provvedimento dell’amministratore.

Fonte: homerating.it

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