Agevolazione Tasi prima casa: quali sono i rischi di una falsa residenza

Per usufruire dell’agevolazione Tasi prima casa non è sufficiente la residenza, la differenza tra prima casa ed abitazione principale

Un proverbio popolare recita: “Fatta la legge, trovato l’inganno”, in buona sostanza, si cerca furbescamente di eludere i doveri previsti dalla legge. Nel caso specifico si parla di tasse che i contribuenti cercano di non pagare, ad esempio, la Tasi sulla prima casa.

Per sfuggire al pagamento spesso e volentieri si dichiara una falsa residenza all’interno della seconda casa. Altrettanto frequentemente ci si dimentica che si tratta non solo di evasione fiscale, ma si commette anche il reato di falso in atto pubblico. Di tanto si è occupata una recente sentenza della Corte di Cassazione, riportata da La legge per tutti. In buona sostanza, la giurisprudenza ha chiarito che, per avere l’agevolazione Tasi sulla prima casa, non basta la residenza. La legge è cambiata e, dunque, chi ha cercato di evadere rischia di dover pagare al proprio Comune gli arretrati degli ultimi cinque anni, termine entro il quale subentra la prescrizione del debito.

Le regole sull’esenzione dalle imposte sull’abitazione principale riguardano anche la Tasi. Da qualche tempo si vocifera di unificare Imu e Tasi, in buona sostanza si sta pensando di riformare il sistema della tassazione locale con un’unica imposta. Attualmente, l’Imu e la Tasi non si pagano più sull’abitazione principale. E’ sbagliato, precisa la sentenza, usare il termine prima casa. Per ottenere l’agevolazione fiscale, infatti, la casa non deve essere necessariamente la prima che il contribuente ha acquistato, né per forza l’unica. Tutto dipende dall’uso che di questa se ne fa. La legge, ha previsto l’esenzione dall’Imu e dalla Tasi ove vive la famiglia.

Per ottenere l’agevolazione Tasi prima casa, dunque, non basta la residenza, il luogo ove si vive per gran parte dell’anno, ovvero la propria dimora abituale. E’ vietato dalla legge, per qualsiasi motivo, falsificare pur di ottenere dei vantaggi. Non si può indicare, come propria residenza, un luogo ove non si dimora poiché si commette reato. Oltre al procedimento penale, poi ci sono le conseguenze amministrative, sul piano cioè sanzionatorio, per aver usufruito di benefici non spettanti (che andranno quindi restituiti).

Di fatto, però, il controllo non è così semplice e soprattutto veloce e, per tentare di risolvere la questione, oltre alla residenza, è necessario che l’abitazione costituisca non solo dimora abituale del titolare dell’immobile, ma anche dei familiari che rientrano nel suo nucleo.
Ed è onere del contribuente dimostrare che anche coniuge e figli vivono nella stessa casa.

I Comuni, forti di questa novità, hanno iniziato a fare controlli sulle false residenze, ad esempio verificando le utenze di gas, luce o acqua. Nell’ipotesi in cui si accertasse che il contribuente non dimora fisicamente all’interno della casa indicata all’ufficio anagrafe, scatterà la revoca della residenza (con perdita dell’assistenza sanitaria) con l’apertura del procedimento penale. Arriveranno poi le sanzioni ed il recupero dell’Imu e della Tasi degli ultimi cinque anni.

Fonte: homerating.it

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